PREPARARE SENZA FRETTA LA SCALETTA PERFETTA (Siro Merlo)

By: forme sonore del 02-06-2019
la scaletta perfetta

 

Il termine “scaletta”, nell’accezione delle righe che seguono, non attiene a strutture o apparecchiature composte da un numero variabile di gradini. È invece riferito all’ordine con cui proporre una serie di brani musicali ad un’eventuale pubblico. Impropriamente, qualcuno ritiene che tale termine acquisti senso e valore solamente nei grandi eventi (concerti, trasmissioni televisive ecc.) mentre, al contrario, un elenco di brani stilato in modo appropriato può risultare di strategica importanza sia in occasioni riservate ad un pubblico ridotto (recite scolastiche, saggi di fine corso, concertini in piccoli locali…) che nella semplice preparazione di una playlist da sottoporre a chi avrà la bontà di ascoltarla.

Non si tratta di dogmi rivelati da un’entità superiore, ma di semplici regole dettate dal buon senso e maturate nel corso di innumerevoli occasioni da generazioni di musicisti, cantanti e artisti.

 

In generale è buona norma tenere in grande considerazione l‘aspetto delle dinamiche sonore. Un buon spettacolo deve mantenere viva l’attenzione del pubblico per tutta la sua durata e quindi il percorso che intendiamo proporre non deve essere mai monotono. Il susseguirsi dei brani musicali dovrà creare “movimento” servendosi di continui cambi di sonorità.  A tal fine è sempre bene cercare di:

A) Non proporre in sequenza brani con una velocità (BPM) troppo simile (una buona scaletta oltre a creare attenzione in chi ascolta deve mantenere concentrato chi si esibisce);

B) Alternare in modo attento, per quanto possibile, gli stili e i generi creando un percorso musicale interessante e sensato;

C) Evitare di proporre in sequenza brani della stessa tonalità. Nella maggioranza dei casi il pubblico non riconosce la tonalità di un brano musicale, però percepisce un suono simile tra i due brani e l’uniformità può contribuire alla distrazione e alla perdita d’interesse.

 

Apertura e chiusura: sono i momenti più delicati e andrebbero meditati con sapienza. Il primo brano deve conquistare l’attenzione di chi ascolta e quindi non può essere troppo lento. Non può neppure essere troppo veloce poiché, nelle performances dal vivo, deve permettere a chi si esibisce di concentrarsi e scaldarsi. La chiusura deve arrivare al momento giusto, ovvero prima che il pubblico cominci ad avvertire la stanchezza o la noia. Il brano finale dovrebbe avere un carattere brillante (per salutare il pubblico in modo positivo e ottimista) tuttavia possiamo anche concludere con un brano lento, introspettivo ed emozionante… a patto di avere in serbo un “bis” travolgente!

 

Se tra chi si esibisce dal vivo ci sono dei cantanti è saggio ricordare che la voce umana dopo uno sforzo deve riposare: quindi meglio evitare di eseguire di seguito brani vocalmente impegnativi e, se possibile, prevedere all’interno della scaletta dei momenti di riposo inserendo, ad esempio, un brano strumentale). In generale è un’ottima tattica, nel caso di un ensemble, inserire dei brani che prevedano una riduzione di esecutori sul palco: il fine non è tanto quello di far riposare i singoli, quanto di cambiare la sonorità d’insieme creando maggior interesse nel pubblico (l’uscita e l’entrata di qualcuno sul palco è di per sé un elemento utile in tal senso).

 

Le hits e le covers: è doveroso considerare che quando si propongono brani originali (e quindi non conosciuti dal pubblico) richiediamo un maggiore sforzo di attenzione a chi ascolta. Chi si esibisce è spesso entusiasta di eseguire nuove composizioni (ripetere sempre gli stessi brani diventa una routine) ma per il pubblico è diverso: spesso ha il desiderio di ascoltare e magari canticchiare qualcosa che già conosce. Fare un uso attento e misurato delle hits e delle covers può contribuire a tenere viva l’attenzione del pubblico e renderci interessanti. Se sentite l’esigenza di mantenere integra la vostra personalità artistica può essere produttivo riproporre brani molto noti in modo inaspettato, magari rielaborati o riarrangiati: in genere è preferibile evitare di proporre delle mere copie poiché il pubblico non vuole ascoltare cloni.

 

Le pause: ovvero come distruggere una perfomance. Nessuno ama attendere e i momenti di attesa tra una canzone e l’altra distraggono e tolgono attenzione anche all’ascoltatore più paziente.

Se per esigenze tecniche si è costretti a fare una pausa possiamo ovviare in diversi modi: inserendo basi musicali, creando introduzioni o parti strumentali con i musicisti che non sono impegnati nel cambio di strumenti o nell’accordatura, lasciando la parola a chi presenta per spiegare il significato del brano successivo (senza mai dimenticare che le persone vanno ai concerti per ascoltare la Musica, non sermoni interminabili).

 

In conclusione. La musica e il canto sono discipline che richiedono studio, perfezionamento e cura dei dettagli. Chi decide di esibirsi per ottenere consensi deve sottoporsi a lunghe prove e a duro lavoro: anche comporre una scaletta efficace fa parte di questo lavoro e salire su un palco senza averne una è un errore imperdonabile, un segno di approssimazione e dilettantismo.